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Biografia

Biografia

Nunzio Capece nel suo laboratorio.

Nunzio Capece nasce in Lucania nel 1954. Formazione umanistico-scientifica, si approccia alla pittura agli inizi degli anni ’80 incoraggiato dagli amici di un circolo culturale a Potenza, dove si era trasferito per lavoro dopo aver concluso gli studi a Napoli.
Grafico e vignettista si dedica alla pittura in un primo ciclo che viene definito dai critici “realismo immaginario” che entra anche nel sociale, e che culmina in una personale a Napoli nella galleria Spazio Arte in piazza Medaglie d’Oro, al Vomero (seconda metà degli anni ’80).
Segue un lungo periodo in cui perfeziona una propria tecnica lavorando esclusivamente a spatola, e cambia linguaggio e consistenza pittorica, pur restando nell’ambito realista.
Di questo periodo è il riconoscimento della giuria del Festival Internazionale di Pittura a Sanremo (1993). Dal 1996 è di nuovo a Napoli dove inizia la collaborazione in esclusiva con la galleria AvalonArt, che dura circa un decennio su temi e linguaggio dei suoi anni ‘80, e aderisce al movimento artistico Esasperatismo del prof. Adolfo Giuliani, partecipando alle numerose collettive del movimento al Castel dell’Ovo, al Maschio Angioino e in altre sedi prestigiose, in Campania e a Grosseto. Dall’incontro con il gruppo di Sansevero (pittori professionisti e restauratori) cosiddetto per avere il “covo” di fianco alla celeberrima “Cappella di Sansevero” nei vicoli del decumano, abbandona la tecnica a spatola a favore del pennello e di una preparazione più tradizionale dei supporti.
Nel 2011 lascia il lavoro e rientra in Basilicata dove, dal contatto con ceramisti ed artigiani della pietra, matura un particolare interesse per la scultura, interesse che completa il suo percorso di ricerca artistica, da sempre incentrato sulla figura umana, e che già andava evidenziandosi in pittura negli ultimi lavori napoletani, dove lo sfondo del quadro è sostituito da una metafisica campitura matallica, in oro argento o rame, ottenendo così quell’isolamento della figura nello spazio (questa volta pittorico) tipico della scultura.
Negli ultimi anni è stato presente a Milano e a Bologna, dove si è aggiornato sullo stato dell’arte visitando mostre, fiere e musei.
Per quanto autoformatosi tecnicamente, la sua è una pittura professionale e colta, arricchita da una vena poetica o anche ironica, e da contenuti umanistici e sociali, riportanti, a volte, citazioni da autori da lui molto amati come Bosh, Bruegel, Goya, Grosz, Dix, Guttuso, ecc.
Negli ultimi tempi la sua attenzione è rivolta alle espressioni facciali ed al ritratto per la parte che riguarda appunto il volto (anche in scultura).

Una ventina i risultati d’asta che lo riguardano, documentate sul sito internazionale specializzato ArtPrize. Non vanta partecipazioni ad eventi artistici di particolare rilevanza nazionale o internazionale, e le sue “personali” non superano la decina nel corso di una carriera artistica piuttosto discontinua dal punto di vista produttivo.
Tuttavia basterebbe avvicinarsi ad una sua opera senza pregiudizio per intuirne la profondità, l’ironia o la poesia, perché per Capece l’arte deve comunicare e non c’è dubbio che la sua lo faccia in modo esemplare.

 

 

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